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Quello che c’è di più autentico nella tradizione culinaria toscana risiede nella “buona cucina familiare”…le cosiddette Ricette della Nonna.
La cucina toscana rispecchia la terra e la gente che la vive: esprime semplicità, sapienza, buon gusto, genuinità e passione. Nelle ricette tipiche della tradizione popolare non si troveranno salse che affogano i cibi o condimenti grassi e pesanti, ma il dono più bello di questa terra…l’olio. Usato in tutti i modi e in tutti i piatti, anche in quelli più poveri rendendoli una portata unica, rappresenta quella caratteristica naturale che esalta i sapori senza attenuarli. Un altro compagno fidato della cucina toscana è il pane che insieme all’olio rappresenta un prezioso ingrediente. Basti pensare agli antipasti (crostini, panzanella, fettunta), nei primi piatti (minestra di pane, ribollita, ecc…), nei secondi (arrosti e umidi su fette di pane abbrustolite e agliate, spiedini con crostini ecc..) e persino nei dolci è usata la pasta di pane (il pandiramerino, le schiacciate alla fiorentina e all’uva).
La Toscana è così apprezzata e meravigliosa perché l’uomo ha saputa lungamente e amorevolmente lavorarla. La sua cucina esige, allo stesso modo, di essere avvicinata con la cura dovuta alle cose antiche. Esige attenzione, tempo e dedizione.
Le popolazioni che nel tempo hanno abitato la Toscana hanno radici antiche e, a parte pochi proprietari terrieri, è sempre stata formata da contadini, da persone che comunque coltivavano la terra e da questa traevano le risorse per vivere. La storia della Toscana racconta di tanti contadini che vivevano in povertà assoluta, in condizioni veramente difficili, che però allo stesso tempo riuscivano ad essere felici di ciò che avevano. È anche per questo che la cucina toscana è caratterizzata da sapori semplici e genuini, con ingredienti poveri ma cucinati con grande maestria.
Non contano solo i fattori gastronomici, la creazione di una ricetta è un modo anche per comunicare.
Fra tutti gli uomini letterati che scrissero in merito ad argomenti gastronomici, il più importante fu però un “non fiorentino”: Pietro Aretino. In poche righe sintetizzò tutta l’importanza e la grandezza della cucina fiorentina:
<<…l’apparecchiar della tavola, l’ornarla di rose, il lavar dei bicchieri, le susine negli intingo letti, il vestir dei fegatelli, il far migliacci e il dar delle frutte dopo pasto, venne da Firenze. I suoi cervellini…han carpito tutti i punti con che la cucina invoglia lo svogliato…>>